La cotoletta rischia l'estinzione.
Notizia nuda e cruda che fa male ai milanesi. A quelli
cresciuti con le mamme e le nonne che non sapevano cucinare
la pasta al dente come sotto il Vesuvio ma la cotoletta,
be' almeno quella era da gran premio. Fette di vitello
alte un dito con l'osso, bagnate con l'uovo sbattuto
e passate nel pangrattato prima di essere fritte nella
spuma di burro. Talmente morbide (dentro) e croccanti
(fuori) da fare il bis.
Modus operandi tramandato nelle famiglie e nei ristoranti
dove la cucina milanese è roba da eletti che,
purtroppo, si potrà leggere solo sulle bibbie
dei gastronauti.
Un'assenza di troppo, quella della cotoletta, che secondo
l'associazione macellai (dicono che quelli italiani
stanno scomparendo) potrebbe essere pure accompagnata
dalla sparizione della «busecca» e dei «mondeghili»,
quelle ghiotte polpettine di carne e salume tritati
più gli avanzi recuperati in fondo al frigorifero.
Via dalla tavola i piatti forti della cucina milanese,
quell'orgoglio di un patrimonio che fa gola anche mangiato
freddo o intiepidito il giorno dopo.
Resta solo una consolazione: i nervitt, il rustin negà
e l'ossobuco con quel riso all'onda che, comunque la
pensiate, è sempre eccezionale.
Autore
: Gianandrea Zagato
Fonte : news da ilgiornale.it
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